Corso di Yoga:
Diagnosi
del respiro, rieducazione alla respirazione, tecniche indiane di
rilassamento, tecniche di meditazione orientale
Il corso si tiene ogni lunedì ore
19,00-20,15 (con possibilità di inserimento durante tutto l'anno).presso
C.Y. Surya,
Scuola Internazionale di Yoga e Ayurveda del Maestro Amadio Bianchi,via
Fleming, 19 – 20147 Milano
(Mi) Info 335 68 24 330.
IL PRANAYAMA
Con questo vocabolo, in generale, nell'ambito dello Yoga,
si fa riferimento agli esercizi che hanno come obiettivo l'addestramento
alla respirazione. Tale termine sanscrito, nella cultura indù, ha
tuttavia un significato più ampio e più profondo. Esso cela
l'indicazione sia per una via evolutiva divina, sia umana.
La necessità di comunicare, come si sa, ha dato vita ad
una convenzione: il linguaggio e le diverse civiltà: alle lingue.
Esistono tuttavia espressioni che sono il frutto di piccole esperienze
comunitarie come il linguaggio dei pescatori, il linguaggio dei medici,
il linguaggio di chi opera al computer e così via... Così è anche per le
religioni, dove ognuna utilizza nomi diversi per indicare gli stessi
principi, e perfino all'interno delle stesse sono presenti distinzioni e
vocaboli utilizzati in maniera diversa.
Anche i vari sentieri (Marga) dello Yoga presentano
espressioni particolari. I Fautori del pranayama, ad esempio, utilizzano
speciali vocaboli che ritengo interessante esaminare.
Per circa cinque anni ho frequentato un ashram (eremo)
indù e, tra i miei ricordi, positivi e negativi, rammento di aver
assistito ad una lezione del Maestro nella quale egli aveva fornito una
interessante interpretazione (forse un po' libera) della parola
pranayama. Aveva sostenuto che tale vocabolo risulterebbe dall'unione di
quattro parole o radici di parole: pra-na-ya-ma e che a seconda della
direzione (diritto/rovescio) con cui si esaminano potrebbero fornire
indicazioni per un percorso umano (nirvritti) o divino (pravritti).
Una lettura, secondo la via divina pravritti,
suggerirebbe la seguente interpretazione: l'aspetto puro e non manifesto
(aviakta) dell'Energia troverebbe espressione nel termine Pra mentre il
manifesto nella componente na. In base a tale interpretazione il prana
sarebbe energia manifesta. La costituente ya starebbe per i vari livelli
(fisico, mentale, spirituale) di espressione della stessa energia mentre
il termine ma (riflessivo) significherebbe per me o in me. Riassumendo
la parola pranayama vorrebbe dire: energia manifesta su vari livelli in
me. Le sillabe di questo vocabolo, lette in quest'ordine, ben
rappresenterebbero il modo naturale di Dio nell'esprimere la
manifestazione. Egli partendo dalla sua forma di perfezione-immobilità
Pra si modificherebbe esprimendo la manifestazione (na) diversificata (ya)
fino a giungere a noi (ma). Questa sarebbe la via pravritti o la via
divina di espressione della manifestazione attraverso la modificazione (vritti).
L'uomo, invece, avrebbe la possibilità di evolversi e
fare l'esperienza di Dio attraverso un percorso opposto, l'unico, del
resto, a lui consentito: la riemersione progressiva dall'ambito delle
modificazioni (vritti) passando prima per la conoscenza di se stesso,
poi dei vari piani che lo compongono, per giungere infine alla presa di
coscienza di appartenere al cosmo o addirittura all'universo. "Questa"
sarebbe la via umana nirvritti della negazione (nir) delle modificazioni
(vritti). Da qui i vari yoga che consentono, agli studenti, di
sperimentare i quattro livelli proposti dalle sillabe pra-na-ya-ma: l'Hatha
yoga per conoscere il piano fisico (ma) e prendere coscienza della
consistenza dei vari livelli (ya), il Raja yoga che attraverso il
perfezionamento del piano mentale fa giungere all'eperienza cosmica (na)
ed infine il Laya yoga che potrebbe portare alla conoscenza universale o
addirittura trascendente (Pra).
Una interpretazione, meno ardita ma che, tuttavia, è
maggiormente in uso nelle scuole di yoga tende a suddividere la parola
pranayama in due sole parti: prana e yama ovvero controllo (yama)
dell'energia vitale (prana). Tale traduzione ben si sposerebbe con gli
esercizi di respirazione a cui si riferisce.
Per concludere, ricordo di aver sentito da un altro
maestro, una spiegazione ancora diversa: la parola veniva anch'essa
suddivisa in sole due parti ma alla seconda era anteposta la negazione a
ovvero: prana-ayama. Il significato di yama restrizione viene in tal
caso modificato in non restrizione (ayama) e per conseguenza estensione:
estensione dell'energia vitale o sviluppo dell'energia vitale.
Anche in questo caso l'interpretazione ben si sposerebbe
con il fine di taluni esercizi di pranayama.
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