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Padagata, il massaggio Kalari con i piedi con il Maestro
Amadio Bianchi
Durata 8 incontri, il giovedì sera
ore 20,30-22,30.
Nel
sud-ovest dell'India, in Kerala, il paese che ha assunto il nome dalla noce
di cocco presente in abbondanza sul territorio, si praticava (e ancora si
pratica) un singolare massaggio eseguito con i piedi. Tale trattamento ha
avuto le sue origini nell'ambito delle arti marziali: nelle retrovie dei
campi di battaglia, abili operatori attendevano i guerrieri, che rientravano
dalle scorrerie, e portavano loro sollievo o curavano ferite e contusioni
con manovre e oli appropriati. Si presume che l'utilizzo dei piedi fosse più
efficace delle mani, nei confronti di muscolatura assai consistente e tonica
come quella dei combattenti dell'epoca.
Il metodo
di cui si sta parlando è applicato con il supporto di una corda che scende
dall'alto e permette all'operatore sia di scaricare all'occorrenza una parte
del peso corporeo, sia di mantenere l'equilibrio. Tale accorgimento diviene
ancora più necessario nell'atto finale quando il massaggiatore dopo aver
cosparso d'olio, sapientemente confezionato secondo le necessità, le membra
del suo assistito, sale direttamente sul corpo con entrambe i piedi.
Per
l'applicazione dell'olio, citato nella precedente frase, si utilizzano
normalmente manovre, eseguite indifferentemente con la pianta del piede
destro o sinistro, le quali possono essere drenanti, vale a dire di stimolo
per la circolazione venosa se condotte dalla periferia del corpo verso il
cuore o arteriosa se in direzione opposta cuore-periferia; altre, sono da
considerare linfostimolanti, utili in pratica ad attivare il sistema
immunitario, mentre le più esperte riguardano alcuni dei 108 punti vitali
conosciuti con il nome di Marma. In questo, come nella maggior parte dei
metodi di massaggio indiano non mancano movimenti in grado di stimolare il
funzionamento degli organi interni, in particolare dell'intestino.
Alcuni
Maestri preferiscono iniziare il trattamento con l'assistito in posizione
supina, altri prona. Per quanto mi riguarda, salvo eccezioni, inizio sempre
con il paziente in posizione supina.
Sperando
di poter dare, a chi mi sta leggendo, un'idea del tipo d'intervento, provo a
descrivere qui di seguito l'ordinata sequenza di manovre che normalmente
effettuo preferibilmente sul corpo di sportivi o ballerini: inizio versando
dell'olio (normalmente di sesamo) in un piatto e volutamente, scelgo di
operare prima sulla parte destra del corpo intendendo in tal modo rendere
l'approccio più naturale possibile. Come ho già più volte affermato,
l'emisfero sinistro del cervello (che disciplina la parte destra del corpo),
entra in funzione prima rispetto all'opposto emisfero (per questo è detto
trainante), rendendo così la parte destra istintivamente più disponibile e
reattiva.
Tenendomi
in equilibrio afferrato alla corda, dopo aver oliato il piede che intendo
usare, immergendolo nel piatto, incomincio a stendere l'olio sull'intera
gamba e, diversamente a quanto insegno normalmente in altri sistemi volti
più al ringiovanimento del corpo, conduco la manovra nella duplice direzione
venosa e arteriosa, caviglia inguine e inguine caviglia, dedicando tuttavia
al ginocchio alcune specifiche manovre circolari, soprattutto intorno alla
rotula per portare sollievo all'articolazione. Passo poi a stimolare
specificatamente il sistema linfatico nella zona dell'inguine percorrendolo
più volte avanti e indietro. Eseguo in seguito lo stesso tipo di manovre
sull'arto sinistro.
Mi sposto
sull'addome e dopo aver trasferito un po' d'olio nell'ombelico, con
movimento a spirale in apertura, in senso rigorosamente orario, lo stendo,
utilizzando la pianta del piede su tutta la superficie dell'addome. Con la
manovra che segue vado a stimolare l'intestino in senso peristaltico:
partendo alla base del colon ascendente eseguo più volte una manovra che
rispetta il percorso colon ascendente, trasverso, discendente, consapevole
di quanto sia importante far funzionare bene l'intestino.
Ci sono
Maestri che a questo punto ritornando verso il basso, con la dovuta
attenzione e scaricando una buona parte del loro peso sulla corda, salgono
su entrambe le cosce. Facendo oscillare il loro peso ora sul piede destro
ora sul sinistro tentano di rimuovere talune tensioni profonde presenti
nella zona del bacino. In qualche caso trovano persino il coraggio di salire
direttamente sull'addome. Sinceramente, vista la delicatezza dell'area e la
presenza di sempre più diffuse patologie, nonostante abbia appreso ad
eseguire anche queste manovre, preferisco rinunciare, avvertendo ogni volta
le insidie che si possono nascondere durante l'esecuzione.
Seguito
invece, rimanendo con un piede a terra, a massaggiare il torace, le costole
(dallo sterno verso il fianco) ed il seno con direzione oraria per il
sinistro e antioraria per il destro.
Procedo a
trattare prima la mano poi il braccio dove prevedo una manovra drenante come
per la gamba sia in senso venoso, sia arterioso. Mi soffermo sulla spalla
pigiando leggermente per promuoverne l'apertura.
In
generale, a questo punto, passo alla posizione prona anche se il metodo
indiano prevedrebbe l'intervento al viso che, come potete immaginare, in
occidente non è sempre gradito per le strane sensazioni che manovre condotte
con il piede possano provocare soprattutto, su un'utenza non adeguata dal
punto di vista psicologico.
Anche
nella posizione prona tendo a ripartire dalla gamba destra e la prima
manovra prevede la solita azione accurata drenante in tutti e due i sensi
mentre la seconda interessa in senso orario il cavo popliteo per stimolare
il sistema linfatico.
È ora il
turno della schiena: partendo dal basso della colonna vertebrale e movendo
il piede verso il fianco, stendo l'olio prima da un lato e poi dall'altro,
salgo gradatamente e massaggiando la scapola, il trapezio, discendo lungo il
braccio e termino nella mano.
La manovra
che segue è detta Dandapadayatra o pellegrinaggio sulla colonna vertebrale
ed è eseguita nel modo seguente: si appoggia delicatamente il piede destro
sulle reni e facendolo oscillare, passando dalla punta al tallone, si
esercitano misurate pressioni solo a lato della spina dorsale. Si risale
fino alla settima cervicale e si ridiscende al coccige per ben tre volte.
Per rendere la mia spiegazione più chiara affermerò che i Maestri indiani,
per allenare i loro studenti ad un'esecuzione corretta, tracciano sulla
sabbia una linea che rappresenta la colonna vertebrale e gli studenti, dopo
aver posto il piede in modo che la riga sia al centro dello stesso, si
addestrano ad eseguire pressioni alternando parte anteriore del piede e
tallone senza cancellare la riga stessa, segno evidente che la spina dorsale
è risparmiata da eventuali pressioni pericolose.
Il
trattamento si conclude con alcune spettacolari manovre che portano
l'operatore a salire direttamente sul corpo con entrambe i piedi. Il primo
contatto avviene tra le piante dei piedi dell'operatore e quelle
dell'assistito lasciando i talloni sul pavimento per non eccedere con il
peso. Si sale poi con l'intero piede sui polpacci, di seguito sulle cosce ed
infine sulla schiena.
La manovra
finale prevede che l'operatore salga sul sacro e, dopo alcuni istanti, porti
il piede sinistro sulle dorsali per esercitare sapienti pressioni alternate
sacro-dorsali che possano incrementare una riduzione delle cifosi.
Termina
qui la descrizione di questo particolare antico metodo indiano, unica
raccomandazione che il lettore non provi ad eseguire tali manovre senza la
presenza di un esperto.
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