
I trattamenti
ayurvedici se non procedono da una tipica diagnosi, secondo le
basi e modalità di questa medicina non sono propriamente così
definibili.
La diagnosi ayurvedica (pariksha), particolarmente medica,
risulta dall'esame di almeno otto aspetti (ashtavidha pariksha)
quali: l'esame del polso (nadi), della lingua (jivha), dei suoni
del corpo, come la voce (shabda), della pelle (sparsha), degli
occhi (drka), della costituzione o apparenza (akruti),
dell'orina (mutra) e delle feci (mala), naturalmente il tutto in
relazione ai Dosa Kapha, Pitta, Vata.
Un semplice e più immediato procedimento diagnostico, tuttavia,
potrebbe fare riferimento, soprattutto per il personale non
medico, all'esame delle intrinseche qualità dei dosa qui di
seguito descritte
1) essendo Kapha, principalmente caratterizzato dagli elementi
terra ed acqua, nelle approssimative proporzioni del 70% acqua e
30% terra, si possono riscontrare, in sua presenza, le qualità
di umido, freddo, pesante, lento, appiccicoso, dolce ecc
2) Pitta, invece, costituito da fuoco ed acqua in presunta
proporzione del 70% di fuoco e 30% di acqua, si evidenzia con le
qualità di caldo, umido, attivo, penetrante, maleodorante, acido,
ecc.
3) Vata, infine, fondato su aria e spazio (70% aria, 30% spazio)
ha peculiari qualità come: secco, freddo, mobile, agitato,
instabile, veloce, leggero, amaro ecc.
Come tutti sanno, la medicina indiana, in terapia, fa uso degli
opposti: ad esempio, in presenza di freddo o indisposizione
causata da questa naturale qualità, come un basso fuoco
digestivo (agni), consiglia di impiegare sostanze piccanti come
lo zenzero, il pepe nero o altre della stessa natura, in grado
di incrementare il fuoco digestivo.
Quanto qui sopra esposto diviene determinante anche ai fini
della specifica scelta di una trattamento esterno come i tamponi.
Non è corretto pertanto, utilizzare tamponi a secco in ogni caso,
come normalmente si fa nel nostro paese, a causa di scarsa
conoscenza ayurvedica, ma diviene necessario contrapporsi alle
relative qualità presenti, determinate dai dosa prevalenti, con
corrette preparazioni. E' indispensabile scoprire che i tamponi
si possono preparare con differenti procedimenti: a secco, a
umido, a olio ecc.
Nel procedimento detto Navarakizhi, ad esempio, i tamponi sono
“a umido” e adatti a moderare i disturbi generati da Vata e
dalle sue specifiche qualità che ancora menziono: freddo, secco,
leggero, agitato, amaro ecc.
Questi tamponi sono caldi, umidi, nutrienti, calmanti, e
particolarmente consigliati, in presenza di dolore, denutrimento,
pelle secca, giunture non lubrificate, che sono disturbi assai
frequenti nei soggetti con Vata in squilibrio.
Ed ecco, qui di seguito descritto, un tradizionale metodo di
preparazione:
materiale occorrente per 4 tamponi: due pentole, uno panno
pulito, 4 pezzi di stoffa di cm. 40X40, un colino, 150gr di
radice di malva indiana (balamool) essicata e sbriciolata, 600
ml di latte intero, 2.250 ml di acqua.
A freddo si colloca la malva indiana e l'acqua in una delle due
pentole e si inizia una cottura che porterà ad una riduzione del
liquido in ragione di un quarto del volume iniziale (da 2.400ml
a 600ml) per ottenere un decotto sufficientemente concentrato
Si procede al filtraggio dello stesso nel colino attraverso il
panno, con l'intento di separare i residui di balamool dal
liquido. Si torce con forza il tessuto e spremendolo si
estraggono le ultime gocce di decotto, che risultano essere di
migliore qualità, in quanto particolarmente cariche di proprietà,
e si prosegue aggiungendo il latte intero, mescolando bene per
ottenere un unico fluido ben amalgamato che andrà, in seguito,
diviso in due parti rispettivamente di 500 ml in una pentola e
di 700ml nell'altra. Nella pentola dove è stata posta la
porzione maggiore di liquido si procede a far cuocere (anzi
scuocere) del riso in proporzione di quattro abbondanti “pugni”.
Il riso, naturalmente, cuocendo assorbirà tutto il liquido e
verrà posto, suddiviso in parti uguali nei 4 pezzi di stoffa,
richiudendo i quali con arte si otterranno dei tamponi che
verranno immersi nei 500 ml di liquido accantonato
precedentemente.
L'applicazione, secondo chi scrive, non richiede grande
conoscenza di manovre ma un procedimento che si basa
principalmente su 5 posture: si inizia con il paziente seduto su
una sedia, poi lo si fa sdraiare sul lettino in posizione prona,
lo si gira sul fianco sinistro per poter trattare la parte
destra del corpo, poi sul fianco opposto ed infine lo si tratta
in posizione supina.
Al termine del trattamento, aprendo i tamponi, si può utilizzare
il contenuto e distribuirlo sull'intero corpo (viso compreso) e
dopo alcuni minuti di “posa” rimuoverlo come se fosse una
pellicola. Ciò giova anche alla pelle dal punto di vista
estetico.
Con fine opposto, i tamponi cosiddetti a secco sono, invece,
assai semplici ed immediati nella loro preparazione e adatti
principalmente alla costituzione Kapha. Caratterizzati dalla
presenza di “erbe a secco, come lo zenzero, il basilico e la
curcuma, poste in panni di stoffa più rada, per permettere il
passaggio delle polveri attraverso il tessuto, essi sono assai
efficaci in caso di aggravamento di questo dosa. Si deve tener
presente che il calore, come si è già detto in altre occasioni,
favorisce la dilatazione dei pori della pelle consentendo il
passaggio delle erbe nel plasma e per conseguenza, attraverso
l'adeguata e graduale trasformazione, negli altri sette tessuti
(saptadathu).
Per concludere, almeno per ora, l'argomento tamponi, citiamo
quelli ad olio che sono particolarmente adatti in caso di
assenza di lubrificazione o carenza di sali minerali nel corpo.
I tamponi ad olio sono normalmente preparati come segue: in un
tegame viene posto dell'olio di sesamo nel quale si fanno
cuocere delle erbe fresche o secche con il fine di ottenere il
rilascio delle loro proprietà nell'olio stesso. Si procede a
filtrare e con l'utilizzo di tamponi a base di sabbia di mare,
ricchi pertanto di sale e sali minerali si trasferisce l'olio
medicato sul corpo..
Molto tipica, ma con finalità assolutamente opposte, è anche la
tecnica denominata udvartana che impiegando erbe a secco,
sfregate direttamente sulla pelle con le mani o attraverso l'uso
di una pasta risulta essere molto efficace in presenza di kapha
o di pitta.
Abbiamo fin qui brevemente descritto alcune delle numerose
tecniche manuali spesso utilizzate in ayurveda per pacificare o
stimolare i dosa ma è bene sapere che nella medicina indiana
sono presenti numerose altre sorprendenti soluzioni di diversa
natura, che varrebbe la pena di prendere in esame.
di Amadio Bianchi
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